Unframing

Come difendersi da chi può stabilire cosa è rilevante per noi? È una domanda che risuona dal sottotitolo di “Unframing”, l’ultimo libro di Antonio Pavolini che sembra quasi prodursi in una specie di “ultima chiamata” per l’ecologia dell’intero sistema dei media.

L’industria dell’informazione, e più in generale quella dei contenuti, svolge infatti un ruolo essenziale per la qualità della nostra vita sociale, ma il principale vincolo di business cui deve obbedire (la necessità di attrarre i nostri occhi verso luoghi chiusi e redditizi) sta producendo danni irreparabili per la qualità del discorso pubblico e - in definitiva - dell’intera società democratica.

Nel frattempo però, noi lettori, telespettatori, navigatori possiamo reagire, diventando anzitutto più consapevoli e attivi. Internet, da molti indicata come il nemico da ricondurre all’ordine, offre in realtà grandi opportunità a questo proposito, a patto di recuperarne le pratiche più virtuose e di esplorare anche ciò che si trova oltre le grandi piattaforme commerciali. Con alcuni accorgimenti, anche noi utenti del prodotto mediatico possiamo iniziare a migliorare l’ecosistema informativo, senza aspettare che l’industria individui un modello di ricavi per renderlo meno tossico di ciò che è diventato.