Disinformazione tra scienza e politica. Quali risposte?

Le strategie di disinformazione individuano un fenomeno ben più complesso delle semplici notizie false, in quanto includono un elemento di intenzionalità, di ripetitività, di sistematicità e di viralità o comunque di «targetizzazione» del destinatario in favore di precisi obiettivi di tipo economico e/o politico.

La disinformazione è una strategia quando essa è costruita esattamente per essere creduta dal destinatario, il quale, grazie alla profilazione dei propri dati, rivela all’algoritmo quali tipologie di argomenti ne possono attrarre l’attenzione. Come ha scritto Hannah Arendt, «il bugiardo ha il grande vantaggio di sapere in anticipo cosa l’ascoltatore desidera o si aspetta di sentire».

E gli algoritmi, sulla base del dato profilato, rendono questa conoscenza minuziosa e personalizzata.

La profilazione dei dati e la distorsione degli algoritmi possono essere strumenti straordinariamente efficaci di propaganda politica, diretta e indiretta, in contesti ancora non disciplinati da norme come quelle che riguardano, ad esempio, radio e Tv.

Così pure il potere politico, come capacità di influenzare la formazione dell’opinione pubblica, specie alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, utilizza strategie di micro-targeting politico e di disinformazione, spesso alimentate da temi divisivi e da campagne di discriminazione o da espressioni d’odio (hatespeech) nei confronti di gruppi o categorie di persone.