Di quale design vogliamo parlare davvero?

La sintesi che si propone è di affrontare quanto si è rimandato negli anni Novanta perché c’era un margine di benessere e di ricchezza tale da non rendere necessari svelamenti e iniziative veramente innovative e del perché ora non basteranno slogan ed eventi con archistar e brand del lusso a ri-generare una idea che non risponde da tempo più alle istanze iniziali.

Si arriverà in conclusione a proporre una strada percorribile o almeno sperimentabile con la necessaria sincerità anche da parte degli operatori: formatori-docenti, imprenditori, comunicatori e agenzie. Insomma una rivoluzione di senso che non può permettersi di usare solo parametri di generica modalità progettuale e produttiva green, né di continuare a tessere storie condite solo delle suggestioni del passato di un made in Italy che è finito negli anni Novanta appunto.

A margine una divagazione sul tema del ripensamento necessario al concetto di interior design, che non può diventare fasullo ambiente di bulimia domotica né ingenuo rifugio per anime belle del non consumo compulsivo da IKEA al rigenerato col cartone al costo dell’oro.