Decentralized Finance – segnali positivi dopo il crypto-crash

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Negli ultimi giorni (i.e., settimana 11-16 Luglio 2022), il mercato delle valute digitali ha fatto registrare una contenuta inversione di tendenza. Diversamente da quanto atteso, tuttavia, a determinare questo trend non sono state le crypto più importanti a livello globale quali Bitocoin (tra le 2 meglio Ethereum…) bensì altri progetti afferenti il mercato della c.d DeFi (i.e., Decentralized Finance).

La finanza decentralizzata è definibile come una metodologia di gestione di servizi bancari/ finanziari basata su infrastrutture quali la blockchain ovvero caratterizzate dalla rimozione di un layer gerarchico di centralizzazione tipico del sistema bancario. L’applicazione più comune si sostanzia in automatismi che permettono di eseguire transazioni senza interventi esterni ma bensì basandosi sull’esecuzione di smart contract.

Le applicazioni nell’ambito DeFi sono in costante aumento e vanno dallo scambio di asset digitali e token ai prestiti ad esecuzione automatica ma in linea teorica la DeFi nasce per fare tutto ciò che fa una banca tradizionale: gestire un prestito, gestire l’assunzione in prestito e la negoziazione di derivati, gestire attività e assicurazioni; il tutto, senza il governo di alcuna autorità centrale. 

In termini operativi, i vantaggi sono diversi, evidenti e concreti:

  • economicità: i costi legati alle transazioni sono enormemente più bassi; il trasferimento di milioni di dollari oltre i confini nazionali avrebbe un costo di pochi dollari;
  • disponibilità: diversamente da organizzazioni bancarie o creditizie, la DeFi è un codice ed è pertanto sempre disponibile
  • riservatezza e anonimato: il ricorso alla DeFi non passa da procedure di KYC

Spostando il focus sul tema della sicurezza informatica, è doveroso evidenziare come le procedure DeFi prevedano (come già accennato) molte meno pratiche propedeutiche rispetto ai servizi centralizzati e questo determina talune carenze di controllo. A tale riguardo, secondo Ethan McMahon (Economist a Chainalysis):

Le conseguenti vulnerabilità dei progetti DeFi vengono ad oggi protette attraverso controlli del codice, ma ciò lascia spazi non trascurabili per attacchi hacker. Ecco perchè la continua introduzione di normative che regolino lo spazio DeFi, costituirà una garanzia per il settore sebbene in qualche modo andrà ad intaccare l’agilità delle procedure in ambito.

Non a caso, un recente report sullo stato di salute del mercato delle transazioni finanziarie e del Web3, mostra come come – più in generale – l’attività degli utenti si stia tendenzialmente spostando dagli Exchange centralizzati a quelli decentralizzati (e.g., Uniswap, SushiSwap, Curve). Questo trend è chiaramente da attribuirsi alla ricerca di soluzioni utili ad eludere i controlli dei governi centrali che vogliono dare boost a procedure quali appunto la KYC e rafforzare processi di Anti Money Laundering per tutte le transazioni su blockchain.

In sostanza, una serrata regolamentare appare un’ipotesi piuttosto realistica che – in qualche misura – potrebbe ostacolare la piena esplosione di DeFi ed il pieno dispiegarsi dei relativi benefici. Paesi quali Cina ed Egitto hanno preso posizioni piuttosto definitive annunciando l’introduzione a breve di divieti ed altri hanno già vietato la partecipazione a raccolte fondi o Airdrop.

Il mercato della DeFi fa dunque registrare segnali incoraggianti ma le prospettive di sviluppo potranno essere più chiare solo quando ci sarà maggior chiarezza sul quadro normativo di riferimento.

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